ROY LAWAETZ: dalle Isole Vergini Americane un artista di St.Croix alla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Firenze.
Nuove esperienze visive dei Caraibi nella visione pittorica triangolare dell’arte, quest’anno a
lla Biennale d’Arte di Firenze a Dicembre 2007. Roy Lawaetz è l’artista dei Caraibi che giunge da St.Croix, la più grande isola dell’arcipelago delle Vergini USA, per esporre alla sesta edizione fiorentina dal 1° al 9 Dicembre 2007. La partecipazione di Roy Lawaetz è annunciata dall’Ufficio del Turismo delle Isole Vergini Americane in Italia.Un’occasione unica per ritrovare nell’arte di Lawaetz - così varia, vitale e rinvigorente - le tracce di una profonda cultura indigena che risale all’archeologia delle isole. Già ragazzino Roy Lawaetz trascorreva il doposcuola al Museo Archeologico di St.Croix per apprendere le origini del suo popolo. I Taino e gli Arawak, indiani nativi, colpirono la sua attenzione proprio per le forme adottate negli oggetti rituali: la pietra ZEMI triangolare. In questo sasso levigato - oggetto di culto e relitto storico - si racchiude l’essenza dell’immagine triangolare, che é forma universale prima ancora del rettangolo convenzionale, del cerchio oppure dell’ovale. Questa forma triangolare primordiale, che esula dall’influenza architettonica del mondo occidentale, è un ideale che influenza ed ispira Roy Lawaetz nella sua libera immaginazione. Lawaetz fugge dal concetto che la forma
triangolare ZEMI è solo idolo pagano di una popolazione non cristiana, simbolizzante solamente un’aberrazione. Queste pietre arcaiche non sono solo meri relitti storici: misurano alcuni centimetri - se comparate alle misure colossali delle Piramidi d’Egitto - ed emanano qualcosa dimisterioso. Cristoforo Colombo quando approdò a St.Croix durante il suo secondo viaggio transatlantico nel 1493, portò con se alcuni esemplari ZEMI poiché gli Europei consideravano queste forme triangolari una curiosità artistica. Gli Spagnoli, ovviamente accecati dall’appariscenza dell’oro e dal fanatismo religioso, non esitarono a distruggere ogni tesoro artistico della cultura preistorica delle Antille. Per questa ragione anche 500 anni dopo la Conquista, la conoscenza della cultura Taino nel mondo è veramente ridotta al minimo. Esistono alcuni manufatti che miracolosamente sono sopravvissuti e sono conservati allo Smithsonian Institution a Washington, al The Heye Foundation a New York, al Museo dell’America a Madrid, al British Museum a Londra, all’Etnographic Museum di Copenhagen ed al Museo dell’Uomo a Parigi, oltre a poche collezioni private e pubbliche. Forse questa cultura preistorica - che risale all’incirca al 100 B.C. - con le sue caratteristiche singolari, ha conquistato un lembo di riconoscimento grazie a valide istituzioni archeologiche, ma ciò nonostante non è stata integrata nelle dinamiche del folklore e del turismo dei Caraibi. Lawaetz non vuole che l’antica cultura delle Antille sia
ridotta ad un terreno di scavi archeologici o a temi e miti dimenticati! I Taino, che contavano una popolazione di almeno due milioni, hanno lasciato una civiltà ricca di forme triangolari ed unica, un culto del ciclo della vita e degli elementi terrestri che condizionano ed alterano la vita dell’uomo. Vento, acqua e sole hanno giocato un ruolo vitale nell’arcipelago dei Caraibi e le pietre triangolari ZEMI sono ancore psicologiche per annientare la paura, per alimentare la speranza e la convinzione tra mondo conosciuto e sconosciuto. Queste forme a tre punte hanno rappresentato la configurazione pre Cristiana dell’ideale della Divina Trinità prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo. C’è quindi un parallelismo ironico. Oggi c’è una tendenza al recupero dell’antica civiltà Taino. Il Modular Triangular System di Roy Lawaetz è un esempio del rinnovato interesse nei Taino.
Lawaezt esalta il significato del triangolo per uscire dalla conformità rettangolare del mondo dell’arte, quindi della conversione dello spazio tridimensionale in una rappresentazione bidimensionale. L’arte in questo modo rimane chiusa nelle sue cornici rettangolari. E’ un uso incontestato del rettangolo, tale da essere adottata impunemente dall’industria, dai fornitori, dalle gallerie e dai musei d’arte, dalle stampe della riproduzione massificata fino alle aste.
Forse abbandonare il rettangolo è difficile, considerandone la sua esistenza nel corso dei secoli? Forse il rettangolo offre agli artisti un formato pratico sul quale poi dipingere? O forse oggi il rettangolo rappresenta - tutto sommato - un business di milioni di miliardi. Tutto è rettangolare nel mondo degli umani: il letto, le porte, le costruzioni prefabbricate, i tappeti, le tovaglie, i libri, gli schermi dei computer e tutti gli strumenti di base legati all’apprendimento. Nell’arte il rettangolo è stato adottato dagli artisti per emulazione. E’ sempre stato il formato per il quale l’artista è stato giudicato per la posterità. Usato da milioni d’artisti, da studenti d’arte in tutto il mondo. Forse che i quattro angoli del rettangolo sono fondamentali per la percezione dell’artista? Van Gogh, ad esempio, usava una cornice rettangolare per creare prospettiva.
E se di colpo la superficie rettangolare sulla quale l’artista lavora, si staccasse dalla realtà di normativa accettata e diventasse triangolare ?
Lawaetz recupera dalle civiltà scomparse la chiave alle verità universali, oltre al significato archeologico. La forma rettangolare - riferimento dei valori occidentali - è abbandonata da Lawaetz e rimpiazzata con il triangolo per sviluppare un’estetica esplorativa legata alla cultura dei Caraibi. Lawaetz trasforma così il mito ZEMI in una piattaforma multi culturale e promuove il triangolo a forma legittima, per offrire espansione all’espressione artistica. Il triangolo ha una potenzialità nascosta e può diventare progetto estetico oltre che nuovo linguaggio pittorico. Il Modular Triangular System di Roy Lawaetz offre tutte queste soluzioni:
Angolarità: immobilizza un fattore dinamico in un’equazione artistica.
Diversità: applicazioni multiple a supporto di una serie svariata d’opzioni
Flessibilità: offre all’artista una nuova base di supporto per l’innovazione
Formati: design alternativo indipendente dalle configurazioni pre-stabilite
Interazione: integrazione tecnologica che dona il supporto a nuovi ruoli di partecipazione
Inter-Aggancio: combina elementi di frammenti individuali con ottima versatilità
Modularità: offre una qualità organica al supporto per la pittura
Mutazione: gli elementi della tela d’artista si possono espandere per inglobare altri formati distinti
Scultura: la tridimensionalità può essere integrata nella forma artistica, se si desidera
Riempimento-Vuoto: la relazione tra i due elementi può accentuarsi sensibilmente.
Roy Lawaetz ricorda che quando gli schiavi neri dell’Africa furono introdotti nella regione dei Caraibi, nuovamente il concetto del triangolo ritornò in voga, non più come forma ZEMI dei Taino, ma nel concetto del triangolo associato alla tratta degli schiavi ed al commercio coloniale. Così il triangolo per Roy Lawaetz s’associa anche al fenomeno della schiavitù dei neri. Il triangolo assume un ruolo importante nella storia dei Caraibi: è provocazione per capire il passato, è una via d’uscita per illustrare una particolare tradizione specifica di questa regione geografica, ed al contempo un percorso di liberazione per ritrovare la propria identità. Il background unico dei Caraibi, la sua geografia e complessità, possono certamente produrre stimoli per uno stile artistico che nasce dalle sue ricche origini culturali e dalla sua frammentazione storica.
Ecco il principio di Roy Lawaetz: il triangolo quale forma di partenza.
Il Triangular Modular System offre ben 50 forme diverse per variabili non convenzionali sulle quali poi dipingere. Ovviamente tutte le forme sono fatte su misura, e non sono certo disponibili nei negozi di materiali per gli artisti. Paradossalmente, benché sia un grande unico denominatore dell’Arte, il rettangolo restringe le possibilità multi culturali, Il triangolo collegato insieme con altri triangoli stabilisce una nicchia e qualità nell’arte, estendendone la sua dimensione grazie alla moltiplicazione o tramite forme mutanti. Il ruolo del triangolo nell’arte trasforma e, molteplici triangoli su tela possono diventare link attivi nel processo di costruzione di un intero dipinto. L’artista può lavorare, infatti, con i singoli triangoli che sono creati per una distinta forma, e la forma finale è il risultato di un processo pittorico che si configura unendo tutti i triangoli. Pensate poi a com’è comodo smontare ogni triangolo che compone un’opera, riporli oppure inviarli alle mostre, espandendo o componendo l’opera secondo la decisione dell’artista, in piena libertà di scelta, e con la potenzialità creativa di un lavoro veramente individuale! Per un Nuova Eta’ dell’Arte il Triangular Modular System può diventare parte integrante dell’arte industriale, con una dimensione vibrante. Ma queste sono supposizioni ancora sconosciute. Fatto sta che Roy Laweatz non fa morire il supporto della pittura. Forse contribuisce a riscoprirlo. (www.roylawaetz.com)
settembre 22, 2009 at 12:56 pm
Prima che scoprissi Roy Lawaetz e la cultura Zemi dei Taino,da qualche anno mi stavo avvicinando sempre più a questa forma di pittura,che occupa sempre più spazio nei miei lavori,effettivamente,partendo da concetto rettangolare della tela esempio 40×120 ho cominciato a sviluppare irrazionalmente forme triangolari,che hanno cominciato a dare dinamicità ai miei lavori,non solo ma in alcuni tratti tridimenzionali,chiaramente la cose è diventata molto complessa tanto che sto approfondendo i miei studi sulle triangolazioni,quindi credo ci sentiremo più avanti visto che sono all’inizio di queste fantastiche esperienze.grazie per lo spzzio concessomi.Vito Pastore