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Sulla Smith Bay a St.Thomas riapre un cinque stelle

Inserito il 16 nov, 2006

ex-renaissance.bmp E’ stato annunciato l’8 di Novembre 2006 che un resort rimasto praticamente “dormiente” da ben due anni, con oltre 300 camere tristemente vuote, riaprirà nella prossima primavera 2007 sotto la bandiera dell’Intercontinental Hotels & Resorts: un Crowne Plaza Resort. Gaudio e tripudio per i viaggiatori internazionali che in quella bella baia si recavano da anni per trascorrere una vacanza, in quello che nell’ultimo capitolo felice dell’ospitalità alle Vergini Americane si chiamava Renaissance Grand Beach Resort. Quest’albergo nacque molti anni or sono sotto il raffinato marchio Stouffer e le alterne vicende negli investimenti alberghieri - ed i conseguenti passaggi di mano - fecero sì che Stouffer (Gruppo alberghiero targato USA) passasse nelle mani dell’allora gruppo Ramada & Renaissance Hotels & Resort. Un periodo fausto anche per l’industria turistica italiana che adottò questa struttura di lusso, piacevole nella sua architettura a ville disseminate sulla collina  in ordine sparso digradante verso il mare ed immerse nel verde, per lambire la spiaggia con un ottimo ristorante, un corpo centrale con il ricevimento degli ospiti ed una bella boutique, ed infine i gazebo degli sport d’acqua e dei massaggi in riva al mare. Non mancavano campi da tennis, piscina d’acqua dolce ed ogni servizio ad-hoc che il cliente esigente avrebbe potuto richiedere e che sarebbe stato reso senza batter ciglio.

Agli attenti osservatori di questa architettura che ben si inquadrava nell’ambiente tropicale lussureggiante, e che sapeva rimanere discreta senza alcuno scempio edilizio, balzava all’occhio la similarità speculare con un altro albergo dell’arcipelago, situato nella piccola isola di St.John ed all’epoca svettante il vessillo Hyatt Resort (oggi invece Westin Resort del gruppo Starwood). Fu infatti il prodotto del medesimo architetto: variavano i colori dei tendaggi para sole blu per il resort di St.Thomas e fucsia a St.John. Stessa classe in entrambi gli alberghi, stesso numero comparativo di servizi: campi da tennis, scuba diving, snorkeling e quant’altro per soddisfare le esigenze dei clienti. Ma l’evoluzione alberghiera ed i passaggi di mano tra i gruppi, le acquisizioni, gli accorpamenti ed i destini dei grandi marchi dell’hotellerie si sono accavallati e cambiati durante tutto il decennio degli anni ‘90. Ecco arrivare su St.Thomas la presenza aggressiva e potente del marchio Marriott, un classico dell’industria alberghiera americana, che in un colpo solo acquisisce tutte le strutture Renaissance in America ed i prestigiosi Ritz Carlton. Ma Marriott decide dopo poco tempo di vendere letteralmente il Renaissance Beach Resort di St.Thomas ad un gruppo messicano emergente, molto aggressivo: Palace Resorts, con una cessione avvenuta nel 2003. Cambio di guardia: ribattezzata, la struttura ecco che riappare subitaneamente nei mercati internazionali quale Grand Beach Palace. Ma ritorniamo al tradizionale Renaissance della fine degli anni ‘80 e degli anni ‘90: fu veramente un bastione del mercato turistico italiano, al punto che un paio di Tour Operator decisero di far risiedere d’estate i propri “resident managers” a cura ed assistenza della propria clientela. Il Renaissance Grand Beach Resort imperava letteralmente nelle pagine patinate dei cataloghi di viaggio ai Caraibi:una certezza ed un riferimento sicuro di stile, servizio, ottima spiaggia riparata in una baia di bellezza impeccabile e - last but not least - la ristorazione altrettanto ottima. I messicani si insediano e nel giro di una stagione decidono di far piazza pulita del personale locale che da anni ha prestato servizio in questa struttura. Mossa alquanto aggressiva, decisamante esagerata e che non ha tenuto assolutamente conto del rispetto dei posti di lavoro in una meta vacanziera tropicale, ove la ricaduta economica generata dal turismo é una fucina di vero e prorpio “labour” per l’economia locale. Poco rispetto anche per le risorse umane, che dopo anni di training erano riuscite a ben integrarsi con lo standard dei servizi da rendere ai clienti internazionali in vacanza: insomma una devastazione, quasi come un uragano ! Come se non bastasse - e parrebbe una svista di pianificazione grossolana - si tenta di imporre il concetto del famigerato All Inclusive che tanto popolare é nelle destinazioni di stampo latino, ma soprattutto in Messico e nei Caraibi di lingua spagnola, ma ben poco si presta all’arcipelago delle Vergini Americane ove il viaggiatore turista si sente in totale libertà, senza costrizioni impacchettate in un’unica soluzione di prezzo, senza quindi poter scegliere a propria discrezione come, dove e quando divertirsi, bere, pranzare ed effettuare sport. Chi ha viaggiato o intende viaggiare alle Vergini Americane sa o verrà ad apprendere che lo stile della meta é tipicamente a-la-carte: e questo è il punto di forza dell’arcipelago, ciò che finalmente crea la differenza in un albergo di alta gamma, ed in una destinazione di classe internazionale. Forse gli investitori messicani pensarono di convertire la filosofia del Grand Beach Resort in un Club di vacanza. Tutta una serie di rivalse anche governative e sindacali, di acredini e malintesi culturali tra Messicani forestieri e la classe dirigente locale Afro Americana hanno fatto sì che questo sogno-incubo terminasse con una chiusura immediata del mitico resort avvalendo giustifiche quali “ristrutturazione”. Terminava così tristemente una storia di successo nei Caraibi Americani. Delusione e sconforto degli organizzatori di viaggio italiani che ne apprendono le sorti semplicemente via e-mail o fax. L’albergo chiude fino a data indeterminata: riproteggete i vostri clienti altrove, sorry ! Le ostilità governative furono raccolte dalla magistratura locale per arrivare ad una vera e propria querelle con la decisione finale - da parte di Palace Resorts - di non riaprire più l’albergo. L’albergo fu messo in vendita sul mercato internazionale e completamente abbandonato come la dolce addormentata nella foresta tropicale ha atteso speranzoso un acquirente che accettasse l’acquisto per 17,5 Milioni di Dollari $. Ora é arrivato il principe azzurro che probabilmente é baciato dalla sorte, grazie a Pineapple Palm LLC basata a St.Thomas con un suo rappresentante - William Graulich - che possiede una sede anche nel New Jersey. Il gruppo alberghiero che prenderà in adozione questo gioiello di resort é Intercontinental. I lavori di restauro e rinnovo totale della struttura sono già iniziati. Si parla di assunzioni locali tra le 250 e le 350 persone, a seconda della stagione. Si conclude così finalmente in bellezza la storia del resort sulla Smith Bay. L’aspettativa nei mercati internazionali, ma soprattutto in quello italiano é forte. Quest’albergo saprà colmare il gap di categoria, servizi e stile oggi esistente sull’isola. Infatti tra il Marriott Frenchmen Reef meno apprezzato dalla cleintela italiana ed il superlativo Ritz Carlton manca proprio….:l’Intercontinental Crown Plaza.

Bentornato Resort della Smith Bay ! 

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